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Noleggio con Conducente Torino

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CLAUDIO MASNATA

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La prima Capitale d'Italia è una delle città d'arte più ammirate del nostro Paese anche per la straordinaria aurea di magia e di mistero che la circonda. Il noleggio auto con conducente a Torino è un servizio sfruttato in ogni ambito per la sua comodità e versatilità: è una città metropolitana molto estesa e non tutte le città che ne fanno parte godono di buoni collegamenti ferroviari per viaggiare rapidamente.

Il servizio NCC a Torino è utilizzato spesso da business man in viaggio d'affari nella città industriale italiana per eccellenza, frequentemente in città per convegni e meeting, tanto che non è raro che il noleggio auto con conducente a Torino sia richiesto direttamente dagli organizzatori di eventi per trasferire con rapidità gruppi di più persone.

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Le vetture a disposizione dei clienti per il noleggio auto con conducente, infatti, sono per la maggior parte berline eleganti e lussuose, ottime per rappresentanza e per condurre agli appuntamenti di lavoro più importanti, ma non mancano i mezzi VAN moderni, dotati di ogni comfort, che possono trasportare fino a otto persone più l'autista.

Con una macchina a noleggio con autista a Torino è possibile viaggiare in città lungo le corsie preferenziali, dimezzando i tempi di percorrenza in totale sicurezza. Il servizio NCC all'aeroporto di Torino è molto apprezzato per la sua utilità; ogni giorno arrivano nello scalo piemontese migliaia di persone, che devono successivamente raggiungere la meta finale del loro viaggio. Se molte sono le richieste di transfer per Torino, altrettanto sono quelle per altre destinazioni nell'area metropolitana, soprattutto d'inverno, nel pieno della stagione sciistica.

Il noleggio auto con conducente per Bardonecchia, per esempio, è un servizio frequente, essendo questa una delle località di villeggiatura invernale più esclusive e amate della città metropolitana di Torino. Chi ama l'arte e la cultura, quando soggiorna nella prima Capitale d'Italia sogna di visitare una delle più belle residenze storiche del nostro Paese, che sorge a breve distanza dalla metropoli piemontese.

Grazie al noleggio auto con conducente da Torino a Venaria, infatti, in pochi minuti di viaggio si raggiunge uno dei palazzi sabaudi più affascinanti e imponenti ma è anche possibile richiedere il servizio NCC a Torino per un'intera giornata, per scoprire quanti più monumenti e tesori possibili di questa splendida città e dei suoi dintorni.

 

 

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TORINO: Un po' di storia.

La storia di Torino, capoluogo del Piemonnte, inizia più di 2000 anni fa ed alcune vestigia della vecchia città si possono ancora ammirare attraverso le vie, piazze e monumenti. Questa, assunse particolare importanza nel panorama europeo quando divenne capitale prima del Ducato di Savoia dal XV secolo ed in seguito, dopo essersi affermata come fulcro politico del Risorgimento, capitale del Regno d'Italia dal 1861 al 1865.

Possediamo scarse documentazioni storiche in merito alla fondazione di Torino, le più antiche risalgono al III secolo a.C. quando secondo gli storici Polibio e Appiano, essa consisteva in un villaggio collocato alla confluenza tra Po e Dora ed abitato da alcune tribù celto-liguri, tra cui i Taurini da cui prende probabilmente origine etimologica il nome stesso della città. Nel 218 a.C. abbiamo notizia dell'incursione di Annibale presso queste popolazioni che tentarono di opporsi all'invasione, ma che crollarono dopo tre giorni di assedio.

LA LEGGENDA DI ERIDANO E DEL CULTO DI ISIDE.

Alcune leggende nate attorno al XVI secolo, in seguito a dei ritrovamenti archeologici, vorrebbero che Torino fosse di origine egizia, probabilmente risalente alla XVIII dinastia. In quegl'anni a seguito degli scavi per costruire le mura della Cittadella, gli storici Pengone e Tesauro, rinvennero una stele dedicata al culto di Iside. Tale stranezza venne spiegata facendo riferimento al nome con cui in antichità era chiamato il fiume Po: Eridano. Quest'ultimo, nel mito greco, era figlio di Fetonte e per alcuni presunto fratello di Osiride. Eridano dedito ai culti egizi, lasciò la propria terra a causa di disaccordi con le caste sacerdotali ed approdò nel nord Italia attraverso la Liguria; qui egli trovò una grande pianura attraversata da un fiume che gli ricordò il Nilo. Decise quindi di fermarvisi e di fondare in quel luogo un culto dedicato al dio Api (che ha forma di Toro), il quale venne tacitamente accettato dai Taurini che abitavano quei luoghi ed anch'essi dediti ai culti teriomorfisti. Ad accreditare tale leggenda, si aggiunsero nel tempo altre credenze, tra cui quella popolare, che vuole la Chiesa della Gran Madre di Dio, edificata sui resti di un tempio egizio.


Fu soltanto nel 58 a.C. che, l'allora proconsole Giulio Cesare, fece insediare un accampamento militare su quella che era stata definita una via strategica per le Gallie. Tuttavia la definitiva fondazione della città avvene in seguito per volere del figlio adottivo di Cesare, l'imperatore Augusto (da cui prese il nome di Augusta Taurinorum), che intorno al 28 a.C. definì l'impianto urbano a castrum, il quale è tuttora ravvisabile nella nella pianta del centro storico di Torino. Tutte le strade perpendicolari tra loro si sviluppano parallelamente a cardo e decumano e delimitano ai quattro punti cardinali, con altrettante porte, quello che per i torinesi è noto con il nome di Quadrilatero Romano.

La città era allora delimitata da queste 4 porte:

  1. Porta Praetoria nel tempo inglobata in Palazzo Madama;
  2. Porta Pricipalis Dextera, nota anche come Porta Palatina, situata nel quartiere di Porta Palazzo
  3. Porta Principalis Sinistra situata in Via Garibaldi;
  4. Porta Decumana che si trovava a pochi passi dall'odierna Chiesa della Consolata;

All' incrocio tra il decumanus maximus, odierna via Garibaldi e il cardo maximus, ovvero via Porta Palatina, sorgeva il Forum, riconducibile con molta propabilità a Piazza Palazzo di Città.

I resti più imporatnti di epoca romana sono visibili: vicino alla Porta Palatina ed al teatro adiacente, sul quale si affaccia il Museo delle Antichità e nei sotteranei di Palazzo Madama in Piazza Castello, resi visibili per mezzo di un pavimento in vetro.

Torino si distinse poco durante l'epoca romana rimanendo sempre una colonia provinciale. Fu durante le persecuzioni cristiane di Massimiano, che a Torino conobbero il martirio alcuni legionari tebani i cui tempietti votivi sorsero nell'attuale area del Duomo di San Giovanni Battista. Il torinese fu inoltre luogo di un altro importante scontro volto all'affermazione del Cristianesimo quale religione dell'Impero Romano. Così nel 312 d.C., poco distante dalla città, si svolse la battaglia di Torino, pochi mesi prima la Battaglia di Ponte Milvio e del successivo Editto di Milano di Costantino I che vedeva finalmente sancita la libertà di culto.

Dopo la caduta dell'Impero Romano nel 476 d.C., Torino passò sotto le mani di diverse incursioni barbare, tra cui i Burgundi, passando per un breve periodo sotto l'Impero Bizantino di Teodosio per terminare nel 569 d.C. tra i possedimenti longobardi. Fu probabilmente durante questo periodo, in cui re Agilulfo sposato alla vedova di re Autari regina cattolica, che venne istituito quale santo patrono di Torino Giovanni Battista, e costruita la chiesa a lui dedicata ove ora si trova il Duomo. La presenza longobarda a Torino è provata dall'esistenza di numerose necropoli sia nella città che nelle aree limitrofe.

Nel 773, l'esercito di Carlo Magno, sconfitti i Longobardì occupò Torino rendendola di fatto una contea franca Ma già a partire dall'888, deposto Carlo il Grasso, la città passò sotto la guida di alcune dinastie marchionali piemontesi della zona di Ivrea.

Unico superstite della stirpe carolingia nella Marca di Torino fu Ugo di Novalesa, fratello di Carlo Magno, che fece traslare le reliquie di Sant'Andrea dall'omonima abbazia in Valle di Susa fino al luogo in cui attualmente sorge il Santuario della Consolata.

La Marca di Torino, sotto la guida di Arduino il Glabro, comprendeva altresì i territori di Alba, Asti, Ventimiglia e Albenga; questa passò poi nelle mani del figlio Olderico Manfredi II, il quale morto nel 1035 lasciò solamente tre figlie femmine, la maggiore delle quali, Adelaide di Susa, ereditò l'intera marca.

Fu dopo alcuni sfortunati matrimoni di quest'ultima, che la Marca di Torino finì sotto il controllo del casato dei Savoia. Adelaide, vedova ben due volte, si sposò con Oddone conte di Savoia-Aosta e Moriana considerato capostipite della casata e che già possedeva la Savoia francese.

Dall'XI secolo in poi si susseguirono diversi discendenti della casata, che subirono diverse incursioni da parte dei vicini francesi sotto la guida di Carlo d'Angiò, il quale venne definitivamente sconfitto nel 1276 da Guglielmo VII del Monferrato. Durante le crociate a Costantinopoli e Atene, spiccò per acquisizione di poteri la casata dei Principi d'Acaja, la cui erede Isabella di Villeharduin per volere del suocero Carlo II d'Angiò, una volta vedova, andò in sposa a Tommasino di Savoia, dando vita al ramo cadetto dei Savoia-Acaja.

Nel 1418, Ludovico, ultimo discendente dei Savoia-Acaja morì senza eredi e Torino tornò sotto il controllo di Amedeo VIII, il quale noto con il nome di "Duca Pacifico", riportò l'antico titolo dei Savoia al rango di principi del Piemonte. L'opera di unificazione amministrativa terminò con lo spostamento della capitale di quello che di fatto rimaneva un ducato, nella francese Chambery.

Il suo successore Amedeo IX, morì nel 1472, lasciando tutto alla consorte, la Duchessa Iolanda che terminò i suoi ultimi anni di vita nel Castello di Moncalieri. A questo punto la reggenza passò al figlio, ancora piccolo, Filiberto I e si aprì così un periodo di instabilità politiche e di dinastie interrotte.

Il XVI secolo ebbe inizio con la costruzione ed inaugurazione della facciata del Duomo, fortemente voluto da Filiberto II e dal Papa Della Rovere, il quale elevò la città a sede arcivescovile in modo da non annetterla al Marchesato di Saluzzo, allora alleato dei francesi.

Successivamente a causa della guerra tra Francesco I di Francia e Carlo V a capo del Sacro Romano Impero, Torino divenne teatro delle scorribande di ambo gli eserciti ed infine l'occupazione francese ne modificò l'aspetto architettonico, demolendo parte delle vestigia romane. A seguito della pace di Cateau-Cambresis, voluta da Emanuele Filiberto di Savoia, i territori di Torino, Piemonte e Savoia tornarono nelle mani del loro re. Questi eventi sono immoratalati nella statua del cosiddetto Caval 'd Brons in Piazza San Carlo.

Fu sempre in questo periodo che venne progettato il nuovo Palazzo Reale insieme a Piazza Castello ed al rimodernamento del Castello-casaforte degli Acaja. Nei dintorni della città furono fatte costruire diverse residenze per lo svago tra cui quella del Castello di Rivoli, oggi sede di un importante museo d'arte contemoporanea che custodisce opere dell'esponente piemontese dell'arte povera Pistoletto.

Nel 1578 venne traslata da Chambery a Torino la reliquia della Sacra Sindone, per favorire i numerosi viaggi del cardinale Carlo Borromeo ed ancora oggi meta di numerosi pellegrinaggi.

Il Duca Carlo Emanuele I si occupò invece di trasformare Torino in un salotto culturale attirando nella città personalità come Torquato Tasso, Gabriello Chiabrera, Giovan Battista Marino e per un breve periodo anche Giordano Bruno. Egli contribuì anche a numerosi ampliamneti tra cui la costruzione di Piazza San Carlo, Via Roma e Porta Nuova, al posto dell'antica porta romana abbattuta nel XIV secolo che doveva condurre al borgo di San Salvario ed alla residenza estiva del Castello del Valentino.

Tra le numerose architetture religiose progettate in questo periodo, vi sono anche il Convento dei Cappuccini e l'Eremo dei Camaldolesi.

Tra il 1637 e il 1640, alla morte di Vittorio Amedeo I, la reggenza del potere fu assunta dalla Madama Cristina di Borbone-Francia, vedova del defunto e sorella del re di Francia. Tale carica venne osteggiata dai fratelli di Vittorio Amedeo, i quali alleati della Spagna, temevano uno spostamento dell'asse politico verso la Francia. Tutto ciò sfociò nel luglio del 1639 in uno scontro tra i principisti sostenuti dall'esercito spagnolo contro i francesi che presidiavano le mura della Cittadella.

Durante il periodo barocco, furono numerose le costruzioni che abbellirono e arricchirono Torino. Vi fu il completamento del Palazzo Reale ad opera di Amedeo di Castellamonte, iniziarono i lavori per i giardini reali, la Cappella della Sacra Sindone di Guarini oltre a Palazzo Carignano, e fuori Torino nel 1661 furono iniziati i lavori per la costruzione della Reggia di Venaria.

Nel XVIII secolo, durante la guerra di successione spagnola, Torino rischiò più volte l'assedio delle truppe francesi che venne definitivamente respinto nel 1706 da Pietro Micca il quale bloccò l'avanzata dei nemici nei cunicoli della Mezzaluna. Liberata infine dalle truppe austro-ungariche di Vittorio Amedeo II di Savoia e del cugino il principe Eugenio, la città divenne la seconda per importanza del Regno di Sicilia ed in seguito di quello di Sardegna.

Fu per un voto di Vittorio Amedeo II alla Madonna, dopo la vittoria sui francesi, che venne costruita la Basilica di Superga. La neonata capitale del Regno di Sardegna vide un periodo di splendore per tutto il secolo, con la ristrutturazione della facciata di Palazzo Madama e il completamento del Palazzo Reale, nel 1740 venne anche costruito ad opera di Benedetto Alfieri, il teatro Regio.

A partire dal 1800, con la Campagna d'Italia, Torino ed i suoi territori finirono sotto il controllo napoleonico che durò fino al 1814, quando riprese i poteri l'allora nuovo re Vittorio Emanuele I. Fu per ricordare questo rientro che venne costruita, proprio di fronte al ponte sul Po eretto dai francesi, la Chiesa della Gran Madre di Dio.

Successivamente il re Vittorio Emanuele II riuscì a tenere a bada gli austriaci, mentre Torino si preparava ai moti risorgimentali. Dopo la fine della seconda guerra d'Indipendenza e la Spedizione dei Mille nel febbraio del 1861, Camillo Benso conte di Cavour riunì per la prima volta in Palazzo Carignano il neonato Parlamento del Regno d'Italia, e Torino divenne capitale del regno.

Nel XIX-XX secolo, Torino si vide i rapida espansione, oltre che dal punto di vista territoriale anche da quello culturale con l'istituzione del famoso Politecnico nel 1906, e dal punto di vista economico grazie alla fondazione nel 1898 della FIAT. Sempre in quel periodo venne costruito il Borgo Medievale sul Po e nel 1889 vi fu l'inaugurazione della Mole Antonelliana.

Durante la Prima Guerra Mondiale Torino si trovò schierata dalla parte dei non interventisti anche se numerose donne si trovarono a dover sostutuire gli operai nelle fabbriche, partiti per il fronte nel 1917. Ciò diede luogo a molti malcontenti che sfociarono poi nei Moti di Torino con l'occupazione di numerose fabbriche, sull'onda della Rivoluzione Russa.

Successivamente, nel 1922, con la Strage di Torino ricordata da Piazza XVIII Dicembre, ad opera del Governo Mussolini si diede inizioi alla costruzione di diversi edifici in linea con l'architettura di regime. Venenro così edificati: lo Stadio Mussolini ora Stadio Olimpico, il Palazzo della Moda ora Torino Esposizioni e la Torre Littoria che si affaccia su Piazza Castello, mentre la vecchia Via Roma venne completamente sventrata per far posto a dei nuovi ed imponenti portici.

Dopo l'entrata in guerra dell'Italia, a causa della sua industrializzazione Torino subì numerosi bombardamenti. Al termine di questa, durante il referendum del 2 giugno 1946, pur essendo Torino terra natia dei Savoia, il 60% degli italiani votò a favore della Repubblica, esiliando così i monarchi che però lasciarono alla città il "Sacro Lino".

Torino conobbe poi un grande boom economico durante gli anni '50 ed entrò a far parte, insieme a Genova e Milano del cosiddetto triangolo industriale grazie anche all'inicipiente produzione di auto della FIAT.

Nel 1961, a memoria dei 100 anni dell'unificazione, Torino ospitò "Italia 61" e furono costruiti il Palazzo Vela e il Palazzo del Lavoro.

Facendo un salto temporale agli anni '90, nel 1997 un incendiò distrusse gran parte della Cappella della Sindone del Guarini, la quale dopo anni di restauri è stata resa visitabile nel 2018. Torino è inoltre meta di numerosi pellegrinaggi durante le ostensioni della Sindone, ultima nel 2015 per volere del Papa Francesco I.

Nel 2006, Torino ospitò i XX Giochi Olimpici Invernali che contribuirono a rilanciare la città dal punto di vista turistico, portando quindi alla riqualificazione del Museo Egizio, del Polo Museale Reale e della Reggia di Venaria.

TORINO ED IL SUO CENTRO STORICO.

PIAZZA CASTELLO, PALAZZO REALE E PALAZZO MADAMA.

Piazza Castello è la piazza principale di Torino nella quale confluiscono i principali assi viari: Via Roma, Via Garibaldi, Via Po e via Micca.

Di forma rettangolare, ospita al suo interno il complesso architettonico del Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja, ed è circondata da eleganti portici costruiti in epoche diverse. Vi si trovano inoltre altri imporanti palazzi cittadini tra cui la Prefettura e l'Armeria Reale, visitabile, il Teatro Regio, la Real Chiesa di San Lorenzo, nella quale soggiornava la Sindone prima che fosse costruita la cappella guariniana e offre l'affaccio sulla più piccola Piazzetta Reale che dà accesso al Palazzo Reale.

Questo sito nacque nel I secolo e costituiva l'accesso orientale al castrum di Julia Taurinorum, così come affermano le rovine ritrovate sotto Palazzo Madama.

PALAZZO MADAMA-CASAFORTE DEGLI ACAJA.

Questo complesso architettonico è patrimonio mondiale dell'umanità UNESCO, come parte del sito delle Residenze Sabaude ed in cui ha sede il museo civico d'arte antica.

Questo curioso palazzo, racchiude in sè 2000 anni di storia, ancora in parte visibili.

Da antichissima porta di Julia Taurinorum a Casafrote difensiva fino ad essere eretta a castello dal Marchese del Monferrato, il quale fu simbolo del potere sabaudo fino al XVI secolo quando gli venne preferito l'attuale Palazzo Reale-.

La parte occidentale del palazzo venne poi denominato Palazzo Madama per via delle sue inquiline, la prima madama reale Cristina di Borbone-Francia e la seconda Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, la quale fece disegnare l'attuale facciata in stile barocco nel 1716-18 da Filippo Juvarra. Verso la fine del secolo scorso iniziò l'interesse per la storia del palazzo, scavandone le fondamenta furono portati alla luce i resti di versioni precendenti e di antichi resti romani ora esposti nelle sale del palazzo che è nuovamente visitabile dal 2006.

PALAZZO REALE.

Il palazzo destinato alla residenza reale, nacque in realtà come sede vescovile, ricoprendo questa carica fino almeno al XVI secolo, quando Emanuele Filiberto I di Savoia, spostando la capitale del ducato da Chambery a Torino, lo scelse quale personale dimora, cacciandone l'allora proprietario.

L'attuale palazzo venne progettato tra la fine del 500 e l'inizio del 1600 da Ascanio Vitozzi, ed alla morte di questo, durante la reggenza di Cristina di Francia i lavori vennero affidati ad Amedeo di Castellamonte. Imporanti interventi venenro fatti all'indomani dell'assedio del 1640 che danneggiò sensibilmente l'edificio: vennero ricostruiti gli ambienti, gran parte della facciata e gli interni, anche se molti dei lavori che li contraddistinsero vennero, come si vedrà, vanificati dai successivi ritocchi al palazzo, ordinati dagli stessi sovrani a partire dal 1722 in onore dei matrimoni dei loro primogeniti. I lavori, in questa fase, furono diretti da Filippo Juvarra, e molto ancora venne realizzato in seguito all'abdicazione di Vittorio Amedeo, quando il nuovo sovrano si dedicò con estrema apertura alla vita mondana.

Anche Carlo Alberto commissionò dei rifacimenti, per le nozze, questa volta, di Vittorio Emanuele II: l'architetto, molto amato da Carlo Alberto, fu Pelagio Palagi, già autore della grande cancellata, del 1835, visibile innanzi al Palazzo con le statue dei Dioscuri.

REAL CHIESA DI SAN LORENZO

La Chiesa di San Lorenzo, chiamata anche Real Chiesa di San Lorenzo in quanto luogo di culto del Palazzo Reale, fu intitolata al Santo dopo la vittoria ottenuta sui francesi da parte del duca Emanuele Filiberto e di suo cugino Filippo II di Spagna il 10 Agosto 1557, giorno appunto di San Lorenzo.

Un po’ nascosta e non visibile immediatamente, la Chiesa di San Lorenzo custodisce al suo interno la copia della Sacra Sindone alla cui storia è intimamamente connessa. Nel 1578 lo stesso Emanuele Filiberto dopo il trasferimento della capitale del ducato Savoia a Torino vi portò il sacro telo per permetterne la venerazione all’arcivescovo di Milano San Carlo Borromeo, recatosi fin lì a piedi come ringraziamento per la fine della peste. In quell’occasione, durante la celebrazione della messa, la Sacra Sindone fu esposta sull’altare della Chiesa.

ARMERIA REALE

L'idea di costituire una Reale Armeria ebbe origine dopo l'inaugurazione (1832) della Regia Pinacoteca (attuale Galleria Sabauda), istituita su iniziativa del re di Sardegna Carlo Alberto. La Galleria Beaumont, svuotata delle tele fino ad allora esposte sulle pareti, divenne allora il luogo di raccolta delle armi collezionate dai Savoia. Nel 1837 l'Armeria venne aperta al pubblico.

A partire dal nucleo di armi provenienti dal Museo di Antichità e dagli arsenali di Torino e di Genova, la collezione fu notevolmente ampliata con l'acquisto delle raccolte appartenute allo scenografo milanese Alessandro Sanquirico (1833) e alla famiglia bresciana dei Martinengo della Fabbrica (1839). Anche in seguito l'Armeria continuò ad arricchirsi di altre armi e cimeli provenienti sia dalle raccolte personali dei re d'Italia che da acquisti e donazioni, spesso collegate all'attività diplomatica. Da quest'ultima derivano ad esempio le armi e armature orientali e africane.

BIBLIOTECA REALE

Fu istituita nel 1839 da Carlo Alberto, che diede incarico al conte Michele Saverio Provana del Sabbione di raccogliere quanto rimasto del patrimonio librario nel Palazzo Reale dopo la donazione di Vittorio Amedeo II all'Università di Torino, e ciò che era stato sottratto dalle spoliazioni dell'età napoleonica.

Alle raccolte residue Carlo Alberto aggiunse i propri libri e tutti i volumi che gli venivano regalati da vari donatori. Nel 1840 la biblioteca possedeva già 30.000 volumi, tutti di notevole valore. La crescita del patrimonio comportò la sua sistemazione nell'ala sottostante alla Galleria del Beaumont, negli ambienti allestiti dall'architetto Pelagio Palagi.

Un'importante acquisizione si determinò attraverso il dono del codice sul volo degli uccelli di Leonardo da Vinci da parte del conte Teodoro Sabachnikoff. Tra i materiali conservati, il cimelio più importante è costituito dall'Autoritratto di Leonardo da Vinci, venduto al Re Carlo Alberto dal collezionista Giovanni Volpato nel 1839 e custodito in un reparto sotterraneo della biblioteca.

TEATRO REGIO.

Il Teatro Regio di Torino è il teatro lirico della città di Torino, nonché uno dei più grandi ed importanti d'Italia, ed uno dei teatri italiani più rilevanti nel panorama europeo ed internazionale. Costruito nel 1740, è stato distrutto da un incendio nel 1936 e ricostruito nel 1973; della costruzione originale rimane la facciata, attualmente parte del sito seriale UNESCO Residenze Sabaude iscritto alla Lista del Patrimonio dell'Umanità dal 1997.

GALLERIA SABAUDA

Ospitata dal 2014 nella Manica Nuova del Palazzo Reale, all'interno del complesso del Musei Reali di Torino, conserva oltre 700 dipinti che spaziano dal XIII al XX secolo. Fra i contenuti di maggior interesse spicca una raccolta particolarmente importante di autori piemontesi, un vasto assortimento di opere prodotte dai maggiori nomi della pittura italiana, come Beato Angelico, Duccio di Boninsegna, Piero del Pollaiolo, Andrea Mantegna, Bronzino, Filippino Lippi, Daniele da Volterra, Il Veronese, Tintoretto, Guercino, Orazio Gentileschi, Giambattista Tiepolo, Guido Reni, Bernardo Bellotto e uno dei migliori nuclei italiani di dipinti della Scuola Fiamminga, con nomi quali Van Dyck, Rubens, Rembrandt, i Brueghel, Memling e Van Eyck.

PALAZZO CARIGNANO.

Palazzo Carignano (Palass Carignan in piemontese), nome completo Palazzo dei Principi di Carignano, è un edificio storico nel centro della città di Torino, pregevole esempio di architettura barocca piemontese. Nella monumentale facciata principale l'ellisse è distinguibile poiché si fa sinuosamente spazio, rendendo un magnifico effetto, poiché la facciata alterna tratti concavi con parti convesse, in una configurazione forse riconducibile ai progetti di Gian Lorenzo Bernini per il palazzo del Louvre e al Castello di Vaux-le-Vicomte.

Attualmente ospita il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, chiuso per un periodo di circa tre anni per un impegnativo intervento di restauro e riallestimento e riaperto il 18 marzo 2011, in occasione dei festeggiamenti per il 150º Anniversario dell'Unità d'Italia.

Quando, nel 1848, l'edificio venne destinato a sede della Camera dei deputati del Parlamento Subalpino, l'architetto Carlo Sada ne modificò lo splendido salone delle feste all'interno del corpo ellittico.

Nel 1861, con l'apertura del primo Parlamento italiano, l'aula risultò troppo piccola e per questo vennero iniziati dei lavori per costruirne una più grande con l'ampliamento del palazzo verso piazza Carlo Alberto. La grande aula, destinata ad ospitare il nuovo Parlamento Italiano, non venne mai utilizzata allo scopo per cui era stata costruita e nel 1898 l'aula del Parlamento Subalpino fu dichiarata monumento nazionale.

PIAZZA VITTORIO.

E' la piazza più estesa di Torino, posta nel centro storico della città, si trova al termine di via Po, a ridosso dell'omonimo, e termina col ponte Vittorio Emanuele I, che la collega alla piazza della Chiesa della Gran Madre di Dio ed al quartiere di Borgo Po. Lo spazio tra via Po, costruita durante la seconda espansione urbanistica del XVII secolo, e il fiume fu usato per lungo tempo come piazza d'armi; in periodo napoleonico l'abbattimento delle mura cittadine aprì alla possibilità di nuove espansioni e nel 1810 si procedette alla riedificazione in pietra del ponte sul fiume Po, ora intitolato a Vittorio Emanuele I. Per celebrare il ritorno al potere della Casa Savoia nel 1814 fu eretta, sulla riva del fiume opposta alla attuale Piazza Vittorio Veneto, la Chiesa della Gran Madre di Dio.

GRAN MADRE.

La chiesa della Gran Madre di Dio è uno dei più importanti luoghi di culto cattolici di Torino. Situata nella piazzetta omonima, si trova immediatamente prospiciente al Ponte Vittorio Emanuele I e alla centrale piazza Vittorio Veneto. Da un'idea dell'architetto Ferdinando Bonsignore, la sua forma riprende quella del Pantheon romano, di stile neoclassico-adrianeo. Una delle leggende sulla chiesa è che essa sorga ove, nell'antichità, vi era un tempio dedicato alla dea egizia Iside, detta allora "Grande Madre".

Una delle due statue ai lati della scalinata, quella di sinistra, rappresenta una donna che tiene nella mano destra un libro aperto e con la sinistra leva un calice.

Per gli amanti dell'esoterismo la statua, rappresentante ufficialmente la Fede, non sarebbe altro che la stessa Madonna, con in mano il Sacro Graal, e indicherebbe un punto che dovrebbe portare al ritrovamento del prezioso calice. Il che indurrebbe a pensare che da qualche parte in Torino si trovi la famosa reliquia.

PIAZZA STATUTO.

La piazza, dedicata al famoso Statuto Albertino del 1848, fu l'ultima delle piazze risorgimentali con eleganti palazzi e portici. Voluta da Vittorio Emanuele II, Piazza Statuto sorge sull'antico inizio della via delle Gallie al tempo di Julia Taurinorum.

Questo luogo si carica di leggenda se pensiamo, che nel periodo romano, tale zona ad ovest del castrum, appena fuori le mura era luogo di sepolture ed esecuzioni. Tale impiego dà anche il nome al rione che si estende a ridosso della piazza chiamato Valdocco, che deriverebbe dal latino valle occisorum. La piazza, inoltre, all'interno delle leggende esoteriche, divenne nota come uno dei vertici del "triangolo della magia nera", insieme a Londra e San Francisco. Tale vertice sarebbe da riconoscersi nel Monumento ai Caduti del Frejus, realizzato dallo sculture Odoardo Tabacchi e dai suoi studenti. Venne inaugurato il 26 ottobre 1879 in Piazza Statuto e lì rimane ancora oggi, visibile da centinaia di torinesi e turisti.

Una piramide alta e stretta di massi posata su una vasca d’acqua sui cui fianchi giacciono i “titani” e alla sommità spicca la statua in bronzo del “Genio alato della scienza” munito di piuma di volatile.

La simbologia intrisa in ciascun elemento sopra descritto è vastissima. Nella tradizione druidica l’angelo rappresenta Fetonte, portatore di conoscenza all’umanità. I titani posti ai fianchi della piramide richiamano la mitologia nordica del culto di Loki, arrivato in soccorso di Odino, re degli Asi in lotta contro i giganti.

Esotericamente c’è anche un riferimento al mito del Graal che narra di un angelo ribelle, caduto sulla terra dalla cui fronte cadde uno smeraldo trasformato in coppa di conoscenza, il Graal.

PORTA PALAZZO

Porta Palazzo (Pòrta Pila in lingua piemontese), è la zona a nord-ovest del centro storico di Torino, che delimita i quartieri Centro - zona del Quadrilatero Romano a sud, e Aurora zona Borgo Dora-Balon a nord.

Il suo fulcro è l'ottagonale Piazza della Repubblica che, con i suoi 51 300 m², è la piazza più estesa della città, che ospita quotidianamente il mercato all'aperto più grande d'Europa.

PIAZZA SAN CARLO

Piazza San Carlo, dal 1618 dedicata a San Carlo Borromeo, è senz’altro una tra le più belle e importanti piazze della città di Torino e diversi furono i nomi dati alla piazza nel corso dei secoli: fu prima Piazza Reale, poi Piazza d’Armi e Place Napoléon nel periodo napoleonico.

Nata nel 1638, rappresentava il desiderio del Duca di Savoia di espandere la città verso Sud, dopo che Torino divenne capitale del regno. Al centro è situata una statua equestre di Emanuele Filiberto rappresentato da Carlo Marocchetti (1838) nell’atto di ringuainare la spada dopo la battaglia di San Quintino del 1557, una delle statue più significative del primo ottocento (soprannominata El Caval d’brons). Mentre, sul lato sud della piazza, si trovano le due chiese gemelle in stile barocco, quella di Santa Cristina costruita nel 1639 e quella di San Carlo del 1619, quest'ultima dedicata all'Arcivescovo Borromeo che nel 1578 era giunto in pellegrinaggio da Milano per adorare la Sacra Sindone, traslata da Chambery alla nuova capitale del regno. Piazza San Carlo è inoltre nota come "Il Salotto di Torino" ed infatti sul perimetro della piazza sorgono umerosi caffè, i più famosi il San Carlo e Torino, in cui usavano riunirsi politici, intellettuali ma anche nobili e reali per discutere delle faccende politiche del regno.

VILLA DELLA REGINA.

Villa della Regina, deve il suo nome proprio alle donne che la abitarono. Questa stupenda villa seicentesca, fu la dimora di molte sovrane della casata, a partire da Ludovica, consorte di Maurizio di Savoia.

Fu proprio lo stesso Maurizio, fratello di Amedeo I a volerne la realizzazione, inizialmente su progetto di Vitozzi, già architetto del Palazzo Reale, ed in seguito ad Amedeo di Castellamonte. Secondo il progetto, la dimora avrebbe dovuto assumere le sembianze di una vlla di campagna, con tanto di vigneti, situata sulla Collina di Torino.

Il primo nome della residenza fu appunto "Villa Ludovica", in onore della sua prima abitante, dove insieme al marito era solita raccogliere intellettuali ed accademici.

Sul retro vi è anche un sontuoso giardino all'italiana a forma di anfiteatro dov'è situato il Padiglione dei Solinghi, una curiosa costruzione che ricorda una pagoda in cui si riuniva l'omonima confraternita fondata dallo stesso Maurizio di Savoia.

Vittorio Emanuele II nel 1868 donò la residenza all’Istituto per le Figlie dei Militari. Purtroppo, il complesso fu pesantemente danneggiato durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e in seguito cadde in stato di abbandono. Bisognerà attendere il 1994, anno in cui la villa divenne proprietà dei beni artistici dello Stato, per far sì che abbia inizio il progetto di recupero e restauro dell’edificio.

BASILICA DI SUPERGA

La maestosa basilica, opera del famoso architetto barocco Filippo Juvarra, si erge sulla cima di un colle, da cui prende il proprio nome, e la sua particolare bellezza cattura l’attenzione di chiunque ne incroci lo sguardo. Dall'alto del piazzale prospicente la chiesa, si gode di un panorama mozzafiato sulla città, e pare che porprio dal medesimo posto, nel 1706, il re Vittorio Amedeo II assistette all'assedio di Torino, dove fece voto di costruire un monumneto in onore alla Madonna se i torinesi avessero resistito.

Nel 1731 iniziò l'edificazione della basilica in stile tardo barocco, con i suoi due campanili simmetrici dietro cui sorge un convento dell'Ordine dei Servi di Maria.

In Superga, per volontà di Vittorio Amedeo III, furono tumulati alcuni membri della Casa Savoia. Le spoglie sono conservate in una cripta sotterranea riccamente decorata, oggi visitabile.

La Basilica di Superga è anche, tristemente nota, per un evento che colpì la squadra di calcio del Torino nel 1949. Contro il suo muraglione, infatti, si scontrò, quell’anno l’aereo della squadra del Grande Torino, il cui equipaggio perse la vita nell’impatto.

CASTELLO DI RIVOLI

Il Castello di Rivoli è un edificio di interesse storico situato a Rivoli, circa 15 km a ovest di Torino, in Piemonte. In passato fu una residenza sabauda, mentre oggi è una delle sedi museali di Arte Contemporanea. Una primitiva costruzione risale, con ogni probabilità, al IX secolo, posta a guardia sopra il piccolo rilievo collinare dietro il centro storico di Rivoli; un primo documento scritto è del 1159, in un diploma con il quale l'imperatore Federico I Barbarossa cedeva i territori rivolesi ai vescovi di Torino. Tuttavia, sul finire del XII secolo, i Savoia ne presero possesso, in quanto posizione strategica tra Torino e la Val di Susa.

Con il trattato di Cateau-Cambrésis del 1559, venne stabilito che il duca Emanuele Filiberto I di Savoia non potesse abitare in Torino finché non avesse avuto un erede maschio. È proprio per questo motivo, che la primitiva fortificazione venne modificata e ingrandita a residenza provvisoria del duca.

Il progetto di ampliamento fu dato ad Ascanio Vitozzi, ripreso e parzialmente modificato, qualche decennio dopo, da Carlo ed Amedeo di Castellamonte, ed i lavori si dissero conclusi nel 1644. La seconda guerra mondiale distrusse buona parte degli edifici: i primi interventi architettonici post-bellici furono fatti con la semplice intenzione di non far crollare definitivamente la struttura.

PALAZZINA DI CACCIA DI STUPINIGI

La vita della corte sabauda trascorreva tra svaghi e cerimonie nelle sontuose residenze che circondavano la città, costruite per creare una raffinata "Corona di Delizie" intorno alla capitale, a testimonianza della magnificenza di Casa Savoia.

Residenza Sabauda per la Caccia e le Feste edificata a partire dal 1729 su progetto di Filippo Juvarra, la Palazzina di Caccia di Stupinigi è uno dei gioielli monumentali di Torino, a 10 km da Piazza Castello, in perfetta direttrice. Costruita sui terreni della prima donazione di Emanuele Filiberto all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (1573)la progettazione di una nuova sede per gli svaghi della caccia, fu affidata da Vittorio Amedeo II allo Juvarra, e subì graduali cambiamenti ad opera del figlio, Carlo Emanuele III, che ne volle ampliare ambiziosamente le proporzioni.

La costruzione della Palazzina di Caccia inizia nel 1729 continuò fino alla fine del XVIII sec. con interventi di ampliamento e completamento di Benedetto Alfieri e di altri architetti quali Giovanni Tommaso Prunotto, Ignazio Birago di Borgaro, Ludovico Bo, Ignazio Bertola.

Testimonianza eccezionale dello spirito del tardo Juvarra e di Benedetto Alfieri, si specchia e ritrova nel rococò internazionale delle residenze reali europee.

È luogo di loisir per la caccia nella vita di corte sabauda, sontuosa e raffinata dimora prediletta dai Savoia per feste e matrimoni durante i secc. XVIII e XIX, nonché residenza prescelta da Napoleone nei primi anni dell’800. Agli inizi del XX secolo fu scelta come residenza dalla Regina Margherita.

CASTELLO DI RACCONIGI

Fondato intorno all’XI secolo come casaforte nella Marca di Torino, il castello di Racconigi passò successivamente ai marchesi di Saluzzo e poi ai Savoia. L’originaria struttura fortificata con torri angolari fu trasformata nel corso del XVII secolo: nel 1670, in concomitanza con l’elevazione del castello a residenza dei Savoia-Carignano, André Le Nôtre progettò il giardino; nel 1676 Guarino Guarini intraprese una globale ristrutturazione dell’edificio, mai portata a termine. A partire dal 1755 i lavori furono ripresi dall’architetto Giambattista Borra per volontà del principe Luigi di Savoia-Carignano: a questa fase risalgono i padiglioni sul prospetto principale, il grande pronao di accesso, il salone caratterizzato dalla cosiddetta “loggia dei musici”, la sala di Diana e i gabinetti cinesi. Ma è con l’ascesa al trono di Carlo Alberto, principe di Carignano, che la residenza assunse il suo aspetto odierno: nel 1820 il giardiniere tedesco Xavier Kurten ridisegnò gli spazi verdi, mentre la decorazione e il riallestimento degli interni furono affidati all’architetto Pelagio Palagi, il cui gusto tra neoclassico ed eclettico è ben rappresentato da un ambiente di singolare fascino come il Gabinetto Etrusco. I sontuosi appartamenti sono testimonianza delle più significative fasi di trasformazione che il castello subì a partire dal XVII secolo e sino all’inizio del XX: stucchi, affreschi e arredi costituiscono un rilevante panorama del mutare del gusto della corte nel corso di circa quattrocento anni. I giardini e il parco mantengono intatto l’assetto ottocentesco, caratterizzato da un impianto di matrice romantica con corsi d’acqua, laghetti, grotte e monumenti. Col trasferimento della capitale da Torino a Firenze (1865) e poi a Roma (1871), i reali persero progressivamente interesse per il castello, almeno sino ai primi anni del XX secolo, quando il re Vittorio Emanuele III la elesse di nuovo a sede di villeggiatura. Il castello fu acquistato nel 1980 dallo Stato italiano.

REGGIA DI VENARIA

Progettata dall’architetto Amedeo di Castellamonte per volontà del duca Carlo Emanuele II che voleva farne la sua residenza di caccia e costruita in pochissimo tempo, dal 1658 al 1679, la Reggia di Venaria è sicuramente una delle maggiori e più belle residenze sabaude. Imponente, fastosa, il suo progetto fu ripreso per la costruzione della reggia per antonomasia, quella di Versailles. La Reggia di Venaria fa parte dal 1997 del patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

Il complesso è costituito da circa 80.000 m2 di terreno calpestabile, include il parco ed il borgo storico di Venaria. Agli inizi del Settecento Filippo Juvarra lavorò al complesso e in particolare alla costruzione della Gran Galleria e parallelamente della Chiesa di Sant’Uberto, incastonata tra i palazzi tanto da non permetterne la costruzione della cupola. Gli ultimi lavori, che riguardavano le scuderie, il maneggio, la scala della Reggia di Diana e la galleria di Sant’Uberto furono realizzati tra la seconda metà del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.

I giardini della reggia furono persi a causa dei francesi di Napoleone che li trasformarono in piazza d’armi. Solo in seguito furono ripresi i lavori di risanamento dell’ambientazione naturale circostante. Dal 2007, dopo otto anni di restauri, gli splendidi giardini del complesso della reggia di Venaria rappresentano il fiore all’occhiello di questa magnifica costruzione con gli spazi dei Giardini all’Inglese, quello dei Fiori e delle Rose, e l’area dei boschetti.

La Venaria Reale offre inoltre un ricco e sempre rinnovato calendario di eventi, spettacoli, giochi e animazioni.

PARCO DEL VALENTINO, CASTELLO E BORGO MEDIEVALE

Il Parco del Valentino è stato assunto a simbolo della città al pari della Mole Antonelliana, situato poco distante dal centro si trova sulla sponda sinistra del Po tra i ponti Umberto I ed Isabella.

Le sue origini si posso far risalire ad epoca assai remota: fin dal Medioevo infatti era in uso il toponimo "Valentino", che dal 600 indicò il Castello residenza sabauda e la zona adiacente. Il progetto del parco del Valentino, anche se non ancora con funzione pubblica fu ideato da Carlo Cognengo di Castellamonte, ma fu poi nell'800 che esso assunse l'odierno aspetto.

Ancor prima di essere completato, il parco diventò la cornice di grandi esposizioni nazionali ed internazionali, che si tennero dal 1829 al 1961. In occasione dell'Esposizione Generale Italiana del 1884 venne realizzato il cosiddetto borgo medievale, ovvero la ricostruzione di uno scorcio completo dei principali caratteri stilistici ed architettonici delle opere piemontesi e della Val d'Aosta del Medioevo, con tanto di Rocca visitabile.

La Fontana dei 12 Mesi, che si trova nel Parco del Valentino, è l’unico esempio rimasto del progetto architettonico fatto per l’Esposizione Nazionale del 1898 in occasione dei 50 anni dello Statuto Albertino. Come per numerosi luoghi e simboli di Torino, anche la storia della Fontana dei 12 Mesi è legata ad una leggenda. Si narra infatti, che la fontana sorga nel luogo in cui Fetonte, figlio del Dio del Sole, sia caduto dopo essersi impadronito del carro del padre e aver fatto imbizzarrire i cavalli. Fetonte cadde proprio nel fiume Po dove secoli dopo i romani fondarono la città di Augusta Taurinorum.

Nel cuore verde del parco ottocentesco di Torino, il Castello del Valentino ha conosciuto nei secoli diverse destinazioni d’uso prima di diventare sede della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino.

Già residenza fluviale extraurbana nel ‘500, conobbe il suo periodo di massimo splendore sotto Cristina di Francia, prima Reggente dello Stato sabaudo, che lo scelse come palazzo di rappresentanza, ricevette in dono il palazzo nel 1619 da Carlo Emanuele I e lo trasformò in “maison de plaisance”.

PIAZZA SOLFERINO E LA FONTANA DELLE 4 STAGIONI

Fino all’età napoleonica l’antica piazza del bosco, costituiva parte integrante di un’ampia spianata irregolare compresa tra gli spalti della Cittadella ad ovest e gli isolati della secentesca Città Nova ad est. Dopo diversi progetti, si arrivò ad una prima definizione della piazza nel 1853 con il disegno dell’architetto Carlo Promis (1808-1873), anche se poi modificato dal piano di ingrandimento verso la Cittadella del 1856.

Sempre in piazza Solferino è possibile ammirare la Fontana Angelica, che oltre ad essere nota per la sua bellezza, lo è anche per la sua presunta simbologia esoterica, di ispirazione massonica.

MUSEO EGIZIO

Il Museo Egizio di Torino è il più antico museo, a livello mondiale, interamente dedicato alla civiltà nilotica ed è considerato, per valore e quantità dei reperti, il più importante del mondo dopo quello del Cairo. All'inizio dell'800, all'indomani delle campagne napoleoniche in Egitto, in tutta Europa scoppiò una vera e propria moda per il collezionismo di antichità egizie. Bernardino Drovetti, piemontese, console generale di Francia durante l'occupazione in Egitto, collezionò in questo periodo oltre 8 000 pezzi tra statue, sarcofaghi, mummie, papiri, amuleti e monili vari. Nel 1824 il re Carlo Felice acquistò questa grande collezione per la cifra di 400.000 lire e unendovi altri reperti di antichità classiche di Casa Savoia, tra cui la collezione Donati, diede vita al primo Museo Egizio del mondo. Dopo lavori di ristrutturazione e ampliamento, il 1º aprile 2015 il museo, con un'estensione di 60 000 m², completamente ristrutturato è stato nuovamente inaugurato con una superficie espositiva più che raddoppiata è stato inserito dal quotidiano britannico The Times nella classifica dei 50 migliori musei del mondo.

MOLE E MUSEO DEL CINEMA

La Mole Antonelliana è un edificio monumentale di Torino, situato nel centro storico, simbolo della città e uno dei simboli d'Italia.

Il nome deriva dal fatto che, in passato, fu la costruzione in muratura più alta d'Europa, mentre il suo aggettivo deriva dall'architetto che la concepì, Alessandro Antonelli.

Nel 1848, con la promulgazione dello Statuto Albertino, da parte di Carlo Alberto, fu concessa la libertà ufficiale di culto alle religioni non cattoliche. La comunità ebraica torinese acquistò il terreno nella zona chiamata, all'epoca, la "Contrada del cannon d'oro" (l'attuale via Montebello), per erigere un nuovo tempio, con annessa scuola. Il progetto originale prevedeva un edificio alto solo 47 metri. Nonostante gli ottimi lavori dell'elegante pronao e della bizzarra cupola a base quadrata in soli sei anni, la scelta di Antonelli come architetto si rivelò presto infelice per la comunità ebraica. Nel 1873, la comunità israelita, fortemente delusa da problemi e costi aggiuntivi, barattò l'opera con il Comune di Torino, che cedette ad essa un terreno in quartiere San Salvario, dove ora sorge l'attuale sinagoga.

Ospitato alla Mole Antonelliana dal 2000, il Museo Nazionale del Cinema si sviluppa a spirale verso l’alto, su più livelli espositivi, dando vita a una presentazione spettacolare delle sue straordinarie collezioni e ripercorrendo la storia del cinema dalle origini ai giorni nostri.

Con un'altezza di 167,5 metri, per anni fu l'edificio più alto di Torino, ma oggi, dopo la costruzione di altre due moderne torri, resta l'edificio più alto del solo profilo centrale urbano della città.

COSA VISITARE

  • • MUSEO EGIZIO
  • • MUSEO INTERNAZIONALE DEL CINEMA
  • • MOLE ANTONELIANA
  • • BASILICA DI SUPERGA
  • • CHIESA DELLA GRAN MADRE DI DIO
  • • MUSEO FIAT
  • • PALAZZO CARIGNANO
  • • MUSEO RISORGIMENTO
  • • MONTE DEI CAPUCCINI
  • • VILLA DELLA REGINA
  • • MUSEO DELLA SACRA SINDONE
  • • DUOMO SAN GIOVANNI BATTISTA
  • • MUSEO GAM
  • • OFFICINE OGR
  • • CASTELLO DEL VALENTINO
  • • PALAZZINA DI CACCIA DI STUPINIGI
  • • PARCO DEL VALENTINO E BORGO MEDIEVALE • PIAZZA CASTELLO
  • • PALAZZO MADAMA
  • • PIAZZA SAN CARLO
  • • MERCATO DI PORTA PALAZZO
  • • REGGIA DI VENARIA
  • • JUVENTUS STADIUM

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  • • PODERI EINAUDI DOGLIANI
  • • CANTINE BOSCA CANELLI
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EVENTI

  • • FIERA DEL TARTUFO OTTOBRE-NOVEMBRE ALBA
  • • FIERA DEL BUE GRASSO INIZIO NOVEMBRE CARRU’ • STRADA EL BAROLO

COSA FARE

  • • CACCIA AL TARTUFO
  • • VISITE ALLE CANTINE
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  • • RELAX E SPA
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